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In genere si assimila a sordo chiunque indossi un apparecchio acustico; tutto non corrisponde al vero. Lo stigma dell’audioprotesi, purtroppo, è ancora fortissimo e difficile da sconfiggere. L’opinione generale tende a collegare i problemi uditivi alla terza età, convinzione sbagliata, in quanto l’ipoacusia può coinvolgere persone di tutte le età. Quando a doverlo portare, invece, è un bambino o un adolescente l’imbarazzo è ancora più forte, perché quest’ultimo tende a sentirsi brutto o diverso rispetto ai suoi coetanei. Ciò ha conseguenze ben più gravi, in quanto le ripercussioni di un’ipoacusia non trattata possono essere ancora peggiori in caso di soggetti relativamente giovani: essa può influenzare le attività cognitive, il linguaggio, l’apprendimento e la socialità. Altro aspetto molto importante da tenere in considerazione è che un’ipoacusia non trattata si rivela col tempo molto più visibile ed evidente della sua correzione. Se si aspetta tanto tempo prima di indossare un apparecchio acustico, non solo l’udito probabilmente peggiora ma anche la capacità percettiva del cervello diminuisce sempre più e il parlato viene compreso a fatica. Un udito efficiente è essenziale per preservare i rapporti sociali e anche la salute della nostra mente. Le attività cognitive sono influenzate dalla nostra percezione dei suoni esterni e non è un caso che il declino cognitivo negli anziani, il loro isolamento e alcuni casi di depressione siano direttamente collegati alla perdita uditiva. L’ipoacusia è un problema frequente nella società moderna dovuto agli effetti combinati di tossicità ambientale in termini di rumore e danno metabolico-ossidativo, invecchiamento, malattia ed ereditarietà. Da numerosi studi emerge però che dei soggetti che potrebbero realmente beneficiare della protesizzazione, soltanto una piccola percentuale vi ricorre. In Italia il 4,5% della popolazione è candidata all’applicazione di una protesi acustica la quale invece viene utilizzata solo dall’1% dei soggetti. La bassa prevalenza dell’utilizzo delle protesi acustiche in soggetti ipoacusici deve far riflettere i clinici e gli audioprotesisti: lo sviluppo tecnologico delle protesi, la possibilità di “provare” gli apparecchi acustici e lo sviluppo di sistemi di trasmissione a distanza contribui-scono alla maggiore accettazione della protesi acustica nella popolazione. La prescrizione protesica deve essere effettuata unicamente dallo specialista ORL e/o audiologo che deve seguire un percorso clinico diagnostico e strumentale molto articolato ma indispensabile per una corretta indicazione protesica. La terapia protesica trova indicazione in tutti i tipi di ipoacusia. L'utilizzo di protesi acustiche rappresenta una valida opzione di recupero della capacità uditiva in tutti i casi in cui essa non possa essere recuperata con terapia medica o chirurgica. In realtà la protesizzazione viene comunemente indicata nei casi in cui il deficit è cronico e di entità tale da determinare un disturbo per il paziente. Deve sempre essere presa in considerazione generalmente quando si ha una perdita superiore a 40 dB sulle frequenze centrali dell'audiogramma. I notevoli progressi tecnologici hanno reso le protesi in grado di compensare in modo ottimale la maggior parte dei deficit uditivi. La protesi acustica svolge una funzione di amplificazione e di modificazione del segnale acustico in modo tale da correggere al meglio il deficit uditivo e le eventuali distorsioni ad esso correlate. Il segnale acustico viene captato dal microfono, trasformato in segnale elettrico (quindi eventualmente digitale), amplificato, filtrato e ritrasformato in segnale acustico mediante un piccolo altoparlante (ricevitore).

L’amplificazione può avvenire in modo analogico o digitale. I parametri clinico-audiologici per la scelta della protesi in relazione al paziente da protesizzare sono in continua evoluzione, sia perchè la tecnologia ci propone soluzioni protesiche sempre nuove, sia, in misura minore, perchè cambiano nel tempo le esigenze e gli orientamenti comunicativi del paziente ipoacusico. 

 

  • Protesi analogiche
    L’utilizzo di questi apparecchi è limitato ai casi di sordità trasmissiva o nei casi in cui il contenimento dei costi rimane l’esigenza primaria (ad es. totale carico delle ASL).
  • Protesi programmabili digitalmente
    Apparecchi dotati di circuiti analogici per l’elaborazione del segnale, tuttavia regolabili in modo digitale tramite un computer esterno. Preferibili alle protesi tradizionali perché bene adattabili alle esigenze di ascolto del paziente. 
  • Protesi digitale
    Con le protesi digitali, veri e propri computer acustici, è possibile intervenire su 15-30 parametri diversi che definiscono modalità e tipo di elaborazione del suono.Le caratteristiche delle protesi digitali sono la massima adattabilità alle esigenze audiologiche del paziente, l’elevata qualità di riproduzione, la completa riprogrammabilità delle caratteristiche elettroacustiche mediante software. Dal 2001 sono disponibili protesi digitali di ultima generazione che offrono il controllo automatico adattativo dell’effetto Larsen. Inoltre, l’analisi a lungo termine del segnale consente di individuare la presenza della voce e di adattare le modalità di amplificazione allo scopo di migliorare la comprensione vocale nel rumore e ridurre la sovrastimolazione acustica in assenza di parlato. Questa ultima possibilità è particolarmente importante nei bambini, che solitamente frequentano ambienti molto rumorosi. I vantaggi delle protesi digitali sono: elevatissime possibilità di regolazione, riduzione del rumore ambientale, minor distorsione, maggiore risoluzione in frequenza, compatibilità elettromagnetica (assenza d’interferenze nell’uso del telefono cellulare).
    Da un punto di vista strutturale le protesi possono essere:

 

  • retroauricolari: si appoggiano sul padiglione auricolare e il ricevitore è inserito nel condotto uditivo esterno mediante un tubo trasparente; consentono maggiore guadagno rispetto alle protesi più piccole.
  • endoaurali: si posizionano nel condotto uditivo e fuoriescono appena dall’orificio del condotto uditivo esterno.
  • intrameatali: collocate all’interno del condotto uditivo esterno e pertanto invisibili; consentono un guadagno
    limitato.
  • per via ossea: indicate in caso di ipoacusia trasmissiva/mista sono costituite da un vibratore appoggiato sulla mastoide ed in genere allocato sulla stanghetta di un occhiale o su un archetto. Quando possibile (ipoacusia simmetrica) la protesizzazione dovrebbe essere bilaterale.
    Le attuali protesi consentono di correggere sordità comprese tra entità modeste e limitate alle alte frequenze fino a sordità di grave entità pantonali (quindi un ampissimo spettro di cali utitivi notevolmete aumentato rispetto anche solo a pohi anni fa ).                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

 

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